E' dopo nove giorni di intensa
interazione con il mondo argentino che sento il bisogno di scrivere. Questo
bisogno non è destato dalla nostalgia per l'Italia o dalla difficoltà di
convivere con una nuova famiglia: è destato dalla voglia di condividere le emozioni
che sto provando perché queste emozioni sono uniche e irripetibili.
Quando ho sporto il mio viso
uscendo dall'ultimo pullman che mi ha portata a Concordia sono stata subito
travolta da nuove, sconosciute voci e braccia che mi cercavano tra la folla. Guardando
tra un volto e l'altro, tra bandiere di tutto il mondo che sventolavano fiere
di rappresentare il proprio paese, tra sguardi e volti corrucciati, ho visto
quel sorriso che cercavo di immaginare da mesi: quello di mia sorella.
Facendomi spazio tra la marea di gente che si accingeva a recuperare le valigie
e a trovare le proprie rispettive famiglie sono corsa tra le braccia di
Siomara, la mia host sister. Subito l'host mama e l'host dad mi hanno salutata
con due baci e un sorriso stampato sulle labbra e come bravi discepoli così
hanno fatto anche i miei host fratellini. Stringendo fra le mani il cartello
che diceva "bienvenida Gaia" abbiamo scattato la prima di una lunga
serie di foto che spererei non terminasse mai.
Quella sera Luz, la mia sorellina
argentina, mi ha abbracciata per la prima volta.
La mattina seguente, dopo aver
accuratamente prestato attenzione ad ogni singolo movimento del letto a
castello ed aver determinato con sicurezza che la mia host sister si stava
alzando, sono uscita dalla mia camera per far finalmente cominciare il mio
primo giorno di intercambio in Argentina. Dopo pochi minuti che mi ero seduta
al tavolo della cucina ha fatto il suo ingresso in casa, e nella mia vita, una
nuova figura mai vista prima: Lorena, la cugina più grande dei miei host
brothers. L’aspetto che di lei più mi ha colpita è stato il sorriso e gli occhi
frizzanti che si muovevano da una parte all’altra per seminare allegria. E’
stato così che mi si è sciolto quel nodo alla pancia che il giorno prima mi aveva
impedito di mangiare.
Ad un certo punto Ivana, la mia
mamma Argentina, ha detto “Siomara vas a buscar los aritos para Gaia”. Aveva
chiesto a Siomara di cercare nell’armadio dell’ingresso degli orecchini, di
quelli che lei vende, per potermeli regalare. Quando Siomara me li ha dati ho
notato subito una cosa: erano uguali a quelli che mia mamma mi aveva regalato
pochi giorni prima. Ero veramente a casa!
Domenica 20 agosto: dìa del nin᷉o.
Dopo aver appreso che quel giorno era il “giorno del bambino” sono andata
insieme a Siomara a comperare dei pensierini per Luz e Lautaro, i piccoli di
casa. Siamo entrate nel negozio e dopo poco siamo uscite con una borsa
contenente i due pacchetti amabilmente agghindati dal commesso. Superato lo
zerbino di casa ho chiesto a voce alta “hoy es el dìa del nin᷉o, verdad?”
(“oggi è il giorno del bambino vero?”) e subito Luz e Lautaro hanno smesso di
fare quello che stavano facendo e mi hanno rivolto due sorrisoni pieni di
curiosità e di dolcezza. Ho dato ad ognuno dei due i rispettivi regali ed
entrambi mi hanno ringraziata con un bel bezito sulla guancia. Luz ha
continuato per tutto il giorno a presentare a chiunque le venisse incontro il
suo nuovo cellulare giocattolo della principessa Frozen, sottolineando
immancabilmente quanto mi volesse bene.
Il mercoledì pomeriggio Lautaro
si è messo la maglia del Padova, la mia città natale, per andare ad allenarsi
con i suoi compagni di calcio e quando è tornato a casa mi ha raccontato di
quanto gli piacesse e di quanto i suoi amici l’avessero apprezzata perché
portava gli stessi colori del River Plate. L’ha usata per tutti gli allenamenti
successivi, dopo averla rigorosamente lavata e profumata.
Sono queste le piccole cose mi
stanno rendendo veramente felice, piccole semplici cose che mi fanno sentire
parte di un qualcosa di grande: parte della mia host family.

Che bello leggere queste parole.
RispondiEliminaDirei che come inizio sei partita col piede giusto.
Continua il tuo cammino��